Uno

Uno
Visualizzazione post con etichetta vestire. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vestire. Mostra tutti i post

venerdì 9 ottobre 2015

Telegiornali e telerecite. Mezzibusti e mezzebusto. Un uomo solo al comando: Mentana

I mezzibusti e le mezzebusto televisive che ci affliggono con le notizie dei telegiornali hanno una caratteristica in comune: non sono adatti al loro lavoro. Uno solo si distingue assieme a due signore normali e ascoltabili, umane porgitrici di fatti del giorno della 7: il gigante della notizia si chiama Enrico Mentana, un uomo solo al comando del video l'unico che non recita gli avvenimenti ma parla normalmente al pubblico raccontandoli e addirittura! commentandoli intelligentemente e pacatamente senza mai strafare. Inoltre Mentana si veste da uomo normale, più o meno lo stesso abito sobrio e più o meno le stesse cravatte, sobrie anch'esse.
Gli altri mezzibusti savianeschi(dall'indimenticabile Sergio Saviane) sono invece complici prede delle o degli stylist della RAI o di Mediaset o di chi vuoi... e della loro ostinata volontà di stravolgere tutte le regole base del buon gusto e del vestire...  Gli uomini vestiti con giacche spaventose in genere oversize e con cravatte ributtanti color singhiozzo di pesce. Il loro look varia dal tangheur argentino al Clark Gable nei film dov'era brutto sino al magnaccia albanese proprietario di tre bar e un ristorante nel centro di Milano. Le donne hanno mise variabili dall'allegro mosso all'adagio mortificato anche se in genere l'obiettivo è "tutte sexy" anche le più loffie. E così assistiamo a sciagurate pettinature a schiaffo, a madonna, a suffragetta, a pepia, a sbarazzina, a straeffe, accompagnate da un abbigliamento forzato e sforzato "stasera ti metto questo anche se non ti convince, vedrai che bello!" Agghiaccianti camicette con scollature penose su una materia obsoleta che il buon senso chiederebbe di coprire con il doveroso pudore dettato dall'età, giacche da torero o similgiacche a rigoni optical da esame della patente, colori introvabili in qualunque pantone del bel vedere cromatico, trucco in faccia da privè di gran lusso, dunque fintamente discreto ma adatto a un immediato divorzio se il marito torna a casa e vede tale disastro restaurativo in faccia a quella che era la sua compagna del mattino appena trascorso... 
A parte il loro improbabile vestire, questi uomini e donne dell'attualità serale e quotidiana, ci innervosiscono con il tono finto e recitato con cui ci ammanniscono le notizie difficilmente belle in questo periodo anche se non per colpa loro. Voci stridule, tentativi solenni che sfiorano lo shakespiriano, falsa allegria, compunzione fittizia, entusiasmo non condiviso... tutto tranne che la naturalezza... alcune poi, vedi l'ineffabile direttora Berlinguer non riescono proprio a guardare in faccia questo disgraziato telespettatore... leggono, inciampano nelle parole, alzano gli occhi un istante terrorizzate di perdere il filo del discorso e dimenticare che il Papa era a New York e non a Matera. 
Una massa di malriusciti personaggi pagati come professionisti dell'informazione.
Consiglio amichevole di uno spettatore qualunque: "Guardatevi allo specchio signori mezzibusti e signore mezzebusto ammobigliati da persone che non vi vogliono bene, giudicatevi da soli e prendete personalmente  una decisione seria: Mentanizzatevi, Mentanizzatevi, qualcosa di decente rimarrà."

venerdì 2 ottobre 2015

Moda, realtà e finzione.

Tempo d’autunno, tempo di rientro. La rentrée. Tempo di verità. La città, il lavoro, il negozio, lo studio, l'ufficio. Il peso enorme di doveri, di compiti, di rapporti obbligati, di convenzioni da rispettare. Prima, invece, la passeggiata solitaria nei sentieri, il tuffo nel blu, il fruscio delle vele e delle ruote della bicicletta, la corsa del cane, o semplicemente l’ozio sul balcone di una periferia solitaria e inedita. La libertà. Improvvisamente ora la maestosa e amica natura dei boschi e del mare, dei fiumi e della rocce cambia respiro e diventa cittadina. Un’artificiale natura umanoide inventata dall’uomo dove asfalto e cemento, tram e auto e moto sono rapidi contenitori e veicoli di un’umanità metropolitana fatta di persone indaffarate e veloci nevrotizzate da un continuo contatto con altre, grazie alla protesi del telefonino, un via vai incessante di voci, di numeri, una selva di strade e semafori, un puzzle di orari incrociati e di spostamenti stressanti, abito qui ma lavoro là, io abito là ma lavoro qui. Tu vai e io vengo. Non c’è più tempo per niente, tutto è saturo, anche il cervello. Un peso quotidiano che si aggiunge al peso del lavoro, tiranno da otto ore in su. Ma peggio del tiranno lavoro c’è l’obitorio della psiche, il non lavoro, il tempo che diventa gratuito e trasparente, come l’acqua e l’aria, come il nulla del non fare. Dunque, per fortuna, il lavoro c’è, dove c’è, agognato tiranno. E dove c’è lavoro ci sono altri uomini e donne e ragazze, e la vita è comunque vibrante, un ping pong di contatti e di speranze. Facce, voci, gesti e vestiti. Dove c’è gente c’è il vestire, dunque la moda, e la non moda, ma sempre vestire. Persone e personalità, esuberanza e discrezione, timidezza e eccesso. Tempi difficili per l’economia, magri per il portafoglio, vetrine per tutti moda per pochi... Tempi di invidia per troppo denaro facile, tempi di attesa per un futuro sempre in arrivo ma su un binario sconosciuto. Almeno con il vestire si comunica esteriormente chi siamo o chi vorremmo essere o non essere. La libertà nell’abbigliarsi mai è stata disinvolta come oggi e consente a tutti di essere immagine di se stessi secondo i propri gusti. Immagine e finzione, magari fuori diversa da dentro, magari ambigua, magari volutamente falsa e fuorviante, comunque scelta e voluta. Ecco la potenza del vestire, e la Moda che la rincorre: non illuderti guardandomi, può darsi che io non sia come ti sembro… Tempi difficili di verità quotidiana collettiva e di apparenza estetica personale, con il vestire e non solo. Vieni avanti fantasia… Tu, ma solo per me. Fammi vivere, non sognare!